LA VALIGIA DI JULIAN BECK – IL MITO NEL PRESENTE – Incontro performativo con Cathy Marchand

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Dalla valigia di Julian Beck, quella originale, che Cathy ha generosamente portato a Casa dei teatri essa stessa estrae uno per volta gli oggetti che possono cucire insieme il lungo percorso che dalla fine degli anni settanta l’hanno portata fino a noi.

Un libro di Jean Jouvet apre il racconto e Cathy è appena ragazzina quando la madre la porta e vedere un film di questo grande interprete: “Entrée des artistes” del 1938  che colpisce e affascina Cathy tanto che, pochi anni dopo, introdotta da un altro artista, Pierre Clementine, entra a far parte della compagnia di Jean-Louis Barrault il quale nel 1968, aveva trasformato la Gare d’Orsay nel Teatro d’Orsay a Parigi (L’attuale museo D’Orsay)

Così Cathy a soli 17 anni si trova a studiare la Comedie Francais e a interpretare ruoli classici e rigorosi fino a quando nel 1978 a soli 19 anni è di nuovo Pierre che la conduce a un incontro con il Living Theatre che si trovava a Parigi per provare lo spettacolo  Prometeo. In quell’occasione Cathy conosce Julian Beck e Judith Malina i quali la invitano a prendere il posto di un’attrice che era andata via, nonostante la bizzaria dei personaggi e la differenza de lavoro fin’ora svolto Cathy accetta e parte con il Living Theatre per interpretare un ruolo nello spettacolo.

Da li inizia anche per lei la rottura con il teatro classico e la continua ricerca di quell’urlo di Antoinine Artaud che da sempre sta nella pancia di tutti i lavori del Living.

Julian Beck aveva interpretato Tiresia nell’Edipo re di Piepaolo Pasolini e con i soldi guadagnati con quel ruolo aveva comprato per lui e la sua compagnia il Volkswagen Transporter, il mitico pulmino rimasto nell’immaginario di tutti come un’icona classica degli anni 70 e delle sue rivolte.

Dalla valigia Cathy estrae una piccola riproduzione del pulmino e lo fa viaggiare intorno alla stanza mentre racconta dei loro viaggi e della stroia del Living che proprio nel 43 ispirato dal lavoro di Artaud vede Julia e Judit attuare una rinuncia radicale ad ogni status quo acquisito, entrambi già ben inseriti nella vita artistica e culturale newyorchese decidono di rompere gli schemi creando un’altra visione di essere attore, la sfida di diventare attraverso se stessi un ruolo. Un teatro nuovo, un teatro viaggiante, su quattro ruote.

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Ora è il momento di una piccola scatola di latta che esce dalla valigia, sulla quale è raffigurata Praga. E’ proprio li che nel 1980 con il suo pulmino arriva il Living Theatre che avrebbe dovuto solo transitare per la città e invece si ferma perché Václav Havel (attuale presidente della repubblica Ceca) all’epoca attivista contro il regime socialista li chiama e gli chiede di rappresentare Antigone di Bertold Brecht ( uno spettacolo fatto per la biennale di Venezia nel 1969) in un pub dove si ritrovavano i rivoluzionari praghesi, è lì che Cathy si rende conto di cosa fosse davvero fare teatro con il Living. Andare contro e utilizzare il teatro come strumento di lotta politica con il rischio di essere arrestati e senza un guadagno vero e proprio se non in termini di sapere e sentire. Cathy interpreta Ismene e acquista la sua consapevolezza di artista.

 

Per questo dalla scatolina di latta Cathy estrae una chiave, che è idealmente la chiave che le ha lasciato Julian, morto a causa di una malattia nel 1985. La chiave per essere un’attrice e per trasmettere quello che ha imparato.

La ritroviamo nel 1993 al teatro ateneo presso la prima università di Roma a promuovere dei laboratori con i ragazzi, non per rifare il living ma per donare anche a chi è arrivato dopo una chiave d’accesso per una visione per un nuovo living.

Questa chiave è l’esperienza e la conoscenza che si tramanda e che passa di mano in mano, Cathy mostra un breve filmato di Julian che pochi giorni prima di andarsene visita la tomba di Bakunin, il padre del pensiero anarchico, e lascia anche la chiave passi di mano in mano e che ognuno dei presenti legga un brano di di Julian Beck, fino a che la chiave non torna a lei che legge alcune delle domande che Julian ha lasciato a tutti quelli che vogliono sapere:

 

Cosa ti succede quando vai a teatro?

Sei soddisfatto?

Di cosa sto parando?

Quanto è lunga una vita?

Cosa ci sta succedendo?

Hai provato gioia a teatro?

Per strada?

Stimoli sessuali?

E verità ogni cosa che esiste?

Sono verità i giornali?

Finisco con domande perché non ho risposte. Ma quel che voglio sono risposte.

Gli artisti costruiscono chiavi sta agli altri costruire porte che possano essere aperte da quelle chiavi. Le porte non le fanno gli artisti.

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l’incontro era inserito nel programma della manifestazione “Osservatorio del presente” che potete consultare qui .

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